Contributo al dibattito precongressuale della Fiamma Tricolore
di Salvatore Marotta
PREMESSA
Le considerazioni che seguono si aggiungono a quelle già espresse da Roberto Incardona nel documento : “ Riflessioni preliminari sul futuro politico della Fiamma Tricolore”, sperando che possano servire da base per quella Mozione preannunciata a conclusione dei lavori del Coordinamento regionale siciliano della Fiamma tenutosi il 13 luglio scorso a Canicattì. Delle riflessioni di Incardona condivido i punti essenziali, ma non, caro Roberto, le tue riserve circa il fascismo e il neofascismo. Ma questo è un argomento enorme che non può certo essere liquidato in poche battute. Ne riparleremo. Mentre dai camerati siciliani arrivano analisi e proposte, oltre a prese di posizione chiare ed univoche ( vedi il documento conclusivo del Coordinamento regionale prima richiamato disponibile sul sito regionale del partito), ancora oggi, a parte le quattro righe scritte in politichese dopo l’ultimo comitato centrale, da parte della segreteria nazionale non c’è nessuna analisi sullo stato del Movimento e nessuna proposta organica sul suo futuro. E tutto questo mentre negli ultimi mesi intere federazioni hanno abbandonato il partito e abbiamo perso strutture militanti come Casa Pound e il Blocco studentesco a seguito dell’espulsione di Gianluca Iannone. Complimenti, davvero un ottimo bilancio !
Alla vigilia di un Congresso che potrebbe essere decisivo per le sorti del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore, ci sembra assolutamente utile e necessario dibattere e approfondire, innanzitutto tra noi, quelle che sono le scelte di fondo, le indicazioni essenziali, le fondamenta su cui si basa il nostro agire politico: insomma, le idee e i valori da cui poi dipendono i programmi e le indicazioni specifiche e da cui, soprattutto, dipende il “ruolo” che vogliamo interpretare nello scenario politico nazionale e internazionale.
Trascurare questo aspetto significa, prima o poi, smarrire la bussola e quindi perdersi per strada fino a diventare un facile boccone per qualsiasi lupo si trovi a passare. “ L’ origine determina l’orizzonte- scrive Gabriele Adinolfi-. E’ dal germoglio che nasce l’albero così come ogni essere organico è frutto non solo della sua volontà, ma anche del progetto che contiene in sé prima ancora di nascere. Sicchè se non si ha la consapevolezza della propria Idea del mondo, si va dove portano gli eventi, o gli appetiti. E la recente storia della d.r.( che da almeno venticinque anni non cura la Weltanschauung )lo attesta”. Adinolfi ha perfettamente ragione e vi faccio alcuni esempi che calzano alla perfezione con questo ragionamento.
1°. Com’è possibile che un partito neofascista come il MSI, a un certo punto, quasi senza colpo ferire, si trasforma in un partito antifascista come A. N. ?
2°. La farsa della cosiddetta “unità dell’area antagonista”. Abbiamo perso anni dietro a riunioni, convegni, conferenze, collegi per l’unità ecc. ecc. per non concludere nulla. Per cui oggi mi vien voglia di dire , parafrasando il dottor Goebbels : “ Quando sento parlare di unità dell’area…” anche se sappiamo che in politica possono determinarsi delle situazioni che rendono possibile ciò che sembrava impossibile. Nonostante tutto continuiamo ad auspicare l’unità, ma sappiamo che essa sarà possibile solo quando i ras responsabili dell’attuale disastro avranno fatto non uno , ma dieci passi indietro.
3°. Dopo Fiuggi, abbiamo polemizzato per anni con A.N. e con quello che definivamo “partito unico liberista poloulivo”, a guardare in cagnesco chiunque fra noi osasse pensare ad accordi con il centrodestra , per poi fare tranquillamente l’alleanza con la Cdl , senza neanche sentire il bisogno di convocare un congresso straordinario. Addirittura , negli ultimi tempi, c’è chi parla di “confluire” nel Pdl, tanto che alcuni ex “duri e puri” hanno già fatto il salto della quaglia mettendosi al servizio di Fini e Berlusconi.
Ecco allora il bisogno di chiarire e di ribadire – se necessario fino alla nausea – le coordinate essenziali della nostra Idea del mondo e della cultura politica che ne consegue. Perché – cito ancora Adinolfi – “quanto più saldo è il centro tanto più ampia è la circonferenza che si può tracciare senza smarrirsi”. Solo in questo modo anche le scelte tattiche, partitiche ed elettorali trovano un senso e una giustificazione. Accettiamo l’etichetta di Destra Radicale non solo per un discorso di semplificazione, ma anche perché essa rappresenta ormai, sia nella storiografia che nell’analisi politico-ideologica, un soggetto distinto e distante dalla destra classica di stampo liberal-democratico e liberal-conservatore verso cui ci poniamo concettualmente agli antipodi. “L’archetipo della cultura per la destra coincide con l’idea di Tradizione : la cultura in questo senso, è l’anello di congiunzione tra culto e coltivazione, ovvero tra apertura al cielo e legame con la Terra, senso del sacro e senso delle radici”, scrive Marcello Veneziani nel suo saggio “ La cultura della destra”.
Una visione antiedonistica e antiutilitaristica della vita e pertanto una concezione spirituale dell’uomo. Questa è la base su cui poggia l’intero edificio. Spirituale non vuol dire “confessionale”.Vuol dire innanzitutto, scrive Evola in “Gli uomini e le rovine”- “ sentire come evidente che di là della vita terrestre vi è una vita più alta , perché solo chi così sente dispone di una forza intangibile e intravolgibile, solo costui sarà capace , ove occorra , di un sacrificio attivo e di uno slancio assoluto”. Significa riconoscere e affermare la qualità contro la quantità, lo spirito contro la materia, la “persona”, centrata sui principi di onore, fedeltà, lealtà, libertà, contro “l’individuo” massificato e standardizzato, puro numero nel regno della quantità. Le idee, i valori, i principi da noi difesi sono quelli di una cultura critica e alternativa nei confronti del liberal-capitalismo, della globalizzazione, dell’ideologia mondialista ; una cultura che difende l’identità linguistica, storica, culturale, etnica della Nazione ; che riconosce il primato della politica sull’economia, cosa che potrà avere un senso solo quando restituiremo per intero allo Stato il suo potere sovrano, non ultimo quello di creare moneta legittima e reale. L’economia dovrà essere al servizio della Nazione, non viceversa. Quindi sì alla nazionalizzazione dei settori strategici dello Stato; sì alla gestione partecipata (socializzazione) delle aziende. La partecipazione del popolo alla vita dello Stato dovrà essere reale e non illusoria, come avviene oggi nei sistemi liberal-democratici.
Quindi sì alla rappresentanza organica, nella struttura giuridica dello Stato, delle categorie del mondo del lavoro, della produzione, della cultura e dell’arte. Il concetto di identità e sovranità trova il suo naturale completamento nell’identità e sovranità dell’Europa che deve uscire dal ruolo di colonia che ha avuto in tutto questo dopoguerra, deve smetterla di servire gli interessi americani e ridiventare soggetto della politica mondiale. Quindi USA/NATO fuori dall’Italia e dall’Europa! Certo, molto ancora ci sarebbe da dire e da approfondire, ma in via di sintesi, credo che i punti appena accennati costituiscano le coordinate essenziali di un “pensiero forte” da opporre al pensiero unico liberista e alle fisime “progressiste”. Ecco perché parlo di rivoluzione culturale. Perché questi temi o li portiamo avanti noi oppure non saranno rappresentati da nessuno. Intendiamoci: sul piano culturale non ringrazieremo mai abbastanza i coraggiosi Editori dell’Area identitaria per l’opera meritoria e assolutamente controcorrente che hanno svolto e svolgono per l’affermazione della cultura non conforme. Intendo riferirmi, ovviamente, al ruolo che può svolgere un Movimento politico. A proposito dell’inesistente politica culturale di A.N. è interessante leggere quanto scriveva già nel 2002 sulla rivista “Area” (numero di luglio-agosto) uno studioso come Gianfranco de Turris : “ In questo marasma i politici di destra tremano se si parla di cultura di destra ( ovviamente di una certa cultura di destra che non si compiace di definirsi, appunto, liberale, liberista e liberaldemocratica), non sanno che pesci prendere di fronte alle accuse di essere troppo di destra e mollano i posti di responsabilità culturale ai riciclati della prima repubblica che magari, all’epoca, avevano loro sputato in faccia… Un risultato futuribile? Prevalendo nel Polo la cultura di Forza Italia, avendo perso A.N. la sua, strillando più forte di tutti gli ex DC che ottengono così di più di quanto non spetti in base alla loro realtà politica, non ci sarà più alcun motivo per l’esistenza di tre o quattro partiti. Si giungerà ad un partito unico, con varie correnti, che confluirà nel partito popolare europeo. Come venne preconizzato: moriremo tutti democristiani”. Ora, non c’è dubbio che lo scenario prospettato nel 2002 da de Turris, sia oggi sotto i nostri occhi. Il percorso di A.N. verso il PPE è già segnato: AN=Pdl=PPE.
Allora, ci penserà la “Destra” di Storace a rappresentare quelle istanze cui ci siamo riferiti prima? Nella sostanza e nei contenuti, la “ Destra” ci sembra una
riedizione di Alleanza Nazionale. Non sappiamo se in futuro questo partito
potrà evolversi verso posizioni “antagoniste” , cosa che ovviamente ci farebbe piacere. Ma , conoscendo i trascorsi ANali di tutti i suoi dirigenti e della quasi totalità degli aderenti, ne dubitiamo fortemente. Rimaniamo dell’avviso che coloro che accettarono il tradimento di Fiuggi e per tanti anni hanno militato nel partito di Via della Scrofa (Nomen Omen) siano irrecuperabili per un progetto di destra radicale. Pertanto, il ruolo che compete ad una forza politica nazional-popolare, di alternativa sociale, etica e culturale nei confronti di un modello di sviluppo basato sul mercato e sul profitto, di un tipo di società dove ormai tutto è “merce”, dove gli interessi hanno preso il posto dei valori e i feticci del “politicamente corretto” il posto delle idee, ebbene quel ruolo è nostro e soltanto nostro. Ed è l’unico che può dare dignità intellettuale e respiro strategico alla destra radicale, che non può certo accontentarsi di occupare un posticino alla destra di A.N. o del Pdl. Non abbiamo sempre detto che comunismo e capitalismo sono due facce di una stessa medaglia ? Non abbiamo sempre affermato che noi rappresentiamo la Terza Via? E non è proprio questo il momento di alzarle ancora più in alto le nostre bandiere, mentre assistiamo al crollo del mito liberista e del dogma del libero mercato? Le nostre grandi idee ci consentono di stare “avanti” rispetto a tutti gli altri. A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: “ Ma in questo modo salta la possibilità di qualsiasi alleanza!”. Rispondo con il motto degli squadristi : “ME NE FREGO !”.
A parte il fatto che per allearsi bisogna contare qualcosa (quindi se riusciamo ad invertire la tendenza ne riparleremo tra un paio d’anni) dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che Berlusconi non vuole alleati, ma sudditi. O entri nel Pdl o niente. Noi vogliamo restare coerenti con la nostra storia e con le nostre idee. E poi finiamola , una volta per tutte , con il mito degli “eletti”. I deputati servono se sono camerati, altrimenti sono funzionali ai loro interessi, non certo al partito o all’Idea. La nostra storia, recente e meno recente, lo attesta abbondantemente. Altro discorso riguarda le alleanze in sede locale la cui opportunità può sempre essere valutata dal partito.
Avviandomi alla conclusione, passo ad illustrare brevemente alcune proposte operative poiché ogni battaglia ha bisogno innanzitutto di organizzazione.
1.- Dobbiamo dedicare una cura particolare al fattore umano, alla motivazione e alla formazione dei militanti. Le idee camminano con le gambe degli uomini. Tutto lo sforzo politico del Fascismo fu rivolto sostanzialmente alla creazione
di un “uomo nuovo”, tentativo in buona parte riuscito perché altrimenti non si
spiegherebbe il magnifico esempio legionario della Repubblica Sociale Italiana. Il mitico Capo della Guardia di Ferro, Corneliu Zelea Codreanu, ripeteva sempre che non di programmi c’era bisogno , ma di uomini nuovi. E il massimo teorico del radicalismo di destra, Julius Evola, nei suoi preziosi “Orientamenti”, ci indicava la priorità: “Si è in un clima di generale anestesia morale, di profondo disorientamento, malgrado tutte le parole d’ordine in uso in una società dei consumi e della democrazia: il cedimento del carattere e di ogni vera dignità, il marasma ideologico, la prevalenza dei più bassi interessi, il vivere alla giornata, stanno a caratterizzare, in genere, l’uomo del dopoguerra. Riconoscere questo, significa anche riconoscere che il problema primo, base di ogni altro, è di carattere interno: rialzarsi, risorgere interiormente, darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. E ancora: “Partendo da ciò che può ancora sussistere fra le rovine, ricostruire lentamente un uomo nuovo da animare mediante un determinato spirito e un’adeguata visione della vita, da fortificare mediante l’aderenza ferrea a dati principi- ecco il vero problema”.
Dunque, dedicare ogni energia alla creazione di un Movimento-Comunità cementato da : disciplina, formazione, militanza, cameratismo. E dare vita, una volta per tutte, ad una seria “scuola di partito”- ricorrendo anche all’ausilio di esperti esterni, oltre alle qualificazioni che ci sono nel partito e nell’area ( penso al centro studi Polaris ). Questo perché vi sia un punto di orientamento e formazione di adeguato livello per i quadri dirigenti, per metterli nella condizione di fare politica al meglio e di dare le risposte giuste alla complessità dei problemi che ci pone la società contemporanea. Siamo certi che il tempo e i mezzi impiegati in questo progetto saranno ottimamente spesi.
2.- Dobbiamo dar vita ad un nostro giornale. Un movimento politico senza un organo di stampa è monco. Se il partito non è in grado di far uscire un quotidiano, si adoperi almeno per un settimanale o un mensile. Nella nostra storia, giornali e riviste hanno sempre giocato un ruolo di primo piano. Mussolini fu, prima di tutto, un grande giornalista e con i giornali costruì la sua ascesa politica. La nascita e l’affermazione del MSI fu agevolata da una miriade di pubblicazioni e così è sempre stato nella sessantennale storia della Fiamma. Ma siccome il partito siamo noi, cominci la fiamma siciliana a dare l’esempio con un giornale da distribuire in tutto il territorio regionale. Un giornale che si finanzia tramite abbonamenti, vendita militante e qualche inserzione pubblicitaria. Credo non occorra sottolineare ulteriormente l’importanza di un organo del genere per la diffusione delle nostre idee.
3.- Organizzare un Centro studi che prepari “eventi culturali” come mostre, presentazione di libri, convegni, conferenze, ecc. per dibattere quei temi che rappresentano le frecce da scagliare contro il conformismo e l’omologazione culturale. Ne cito solo alcuni : lo stato sociale, la revisione della costituzione e le riforme istituzionali, il revisionismo storico, l’identità europea, gli Autori e i filoni culturali del pensiero anticonformista, l’ecologia e il modello di sviluppo. Lo ripeto ancora una volta: il nostro ruolo consiste soprattutto nel portare avanti una grande battaglia culturale di libertà e di civiltà. Abbiamo dato solo alcune indicazioni, altre verranno dal dibattito, l’importante è che alle proposte seguano i fatti. Le parole del poeta Ezra Pound ci servano da monito e da incitamento: “L’unica cultura che riconosco è quella delle idee che diventano azioni”.
Barrafranca , 4 novembre 2008
Salvatore Marotta
Segretario provinciale Fiamma Tricolore - Enna